La comunicazione massmediatica con i suoi messaggi subliminali, forma e influenza le menti e contribuisce ad installare nell’inconscio di ognuno, convincimenti molto radicati che poi generano comportamenti “pericolosamente” inconsapevoli.

L’advertising politico e sociale e a maggior ragione quello commerciale, confezionano scientemente messaggi fatti di parole, suoni, colori e immagini che colpiscano, direttamente e indirettamente, l’attenzione dei destinatari penetrando nelle loro menti attraverso i vari canali di percezione: visivo, auditivo e cinestesico. Uno spot pubblicitario infatti, colpisce e viene ricordato, per la scelta e l’ordine delle parole, pronunciate con un certo timbro di voce o scritte con un carattere grafico particolare, magari accompagnate da immagini accattivanti, con un sottofondo musicale particolarmente evocativo. Tutti i nostri sensi sono coinvolti in questa operazione di ricezione di messaggi che installano convinzioni ed archiviano emozioni a livello profondo ma che poi riemergono anche senza la nostra autorizzazione e orientano le nostre scelte e i nostri comportamenti.

Sull’uso irrispettoso delle donne nella pubblicità, da molto tempo e giustamente se ne parla e si denuncia e nel farlo, spesso ci si concentra su esempi grossolani che sono vistosamente lesivi della dignità della donna e la relegano ad oggetto, nella migliore delle ipotesi, ornamentale, mentre si sorvola su quelli che, in modo meno vistoso e per questo più subdolo, diffondono e inculcano uno stereotipo femminile prevalentemente domestico con ambiti di azione e di potere, limitati alla sfera privata-familiare. Sono proprio questi ultimi i più pericolosi, proprio perché, se all’apparenza sembrano innocui e financo gentili nei confronti della figura femminile, in realtà invece, modellano molto più incisivamente il modo di pensare e di agire, sia di uomini e sia delle stesse donne.

Questo spot di un marchio di intimo è stato censurato in Australia nel 2013. Secondo la commissione di vigilanza australiana questo spot pubblicitario di un noto brand di intimo era degradante, troppo esplicito e la nudità esibita non appropriata al contesto e al prodotto. Nello spot una modella arriva in una carrozzeria, scende dalla propria macchina indossando un completino intimo nero lavorato in pizzo e chiede: “Can you fit me? Traducendo la richiesta espressa dalla sexy modella suona come un “Mi vuoi montare?”. La richiesta espressa dall’avvenente mora è rivolta ai pneumatici della auto ma è palese che i creativi abbiano voluto giocare pesantemente con i doppi sensi.                                            Fonte di riferimento: www. http://pianetalingerie.it/

Questo è proprio uno dei tanti casi in cui è evidente e pesante l’uso offensivo della donna e del corpo femminile nell’advertising commerciale ed è un modo di comunicare estremamente diseducativo, sia per le femmine che per i maschi, perché diffonde immagini e situazioni “fiction”, che possono venire recepite come possibili nella realtà quotidiana e quindi emulabili dalle donne e auspicabili dagli uomini.

Questo invece è lo spot di un elettrodomestico che ritrae un quadretto familiare classico con i ruoli tradizionali ben distinti e definiti. In apparenza nulla sembra offendere nessuno e tutte le figure sono valorizzate; la gradevolezza e la decenza che caratterizzano lo spot, agevola l’identificazione e la recezione del messaggio come normale e rassicurante. Ed è proprio su questo che voglio farvi riflettere; le donne, gli uomini, le bambine e i bambini che vedranno questo spot, interiorizzeranno questa immagine e le emozioni piacevoli e rassicuranti che trasmette e si convinceranno che questo sia giusto e normale: la femmina si occupa dei lavori domestici e il maschio gioca con un gioco tipicamente maschile, con il figlio maschio. La visione ripetuta di questa immagine, interiorizza ed installa nella mente profonda delle persone, una convinzione molto radicata che le rassicura e le conforta e farà si che ogni volta che lo stereotipo si presenterà nella realtà, troverà la loro intima approvazione.

Questo è il motivo per cui tutte le persone, femmine e maschi, ritengono giusto e normale pensare, sentir dire e dire: “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” che tradotto nel pratico, significa pensare e ritenere normale che la donna debba stare sempre in seconda fila, sullo sfondo. La cosa interessante è notare che quasi nessuno è sfiorato dall’ idea dell’eventualità inversa e, soprattutto constatare, come nessuna donna si senta offesa da questo, anzi ne sia lusingata!

Questo è un classico esempio di come la comunicazione “formi” le menti e radichi nell’inconscio convinzioni delle quali spesso c’è poca consapevolezza, ma che, se stimolate, riemergono, influenzano e orientano i pensieri, le opinioni e i comportamenti, prima individuali e poi inevitabilmente collettivi.

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