MULTITASKING? No grazie, ho competenze e talenti specifici da mettere in competizione, in primo piano e alla pari!

Se solo poche Italiane eccellenti, riescono a capitalizzare in Patria il loro know how come meritano, la colpa è di un equivoco culturale di fondo. Per troppo tempo ci siamo fatte irretire con la storiella della grande donna che sta dietro al grande uomo e con la leggenda della nostra abilità nel saper fare molte cose insieme. Per troppo tempo ci siamo fatte irretire con la storiella della grande donna che sta dietro al grande uomo e con la leggenda della nostra abilità nel saper fare molte cose insieme. Grazie a questo “tranello morale”, per anni ci siamo vantate di lavorare in seconda fila senza competere (mettersi troppo in mostra pareva brutto!) e di saper fare più cose possibile, senza specializzarci nei nostri talenti. Questo nostro “strafare” ha confermato nell’inconscio collettivo, un prevalente ruolo domestico delle donne e disincentivato una mentalità di coppia alla pari; inoltre ha giustificato le insufficienti strutture di supporto alla famiglia, da parte delle Istituzioni. Il risultato è ben sintetizzato con una metafora calcistica: la carriera di una donna, spesso è come quella di un mediano: corre e serve la palla a chi va in goal e che poi si prende tutti gli applausi.

Pur se è vero che noi donne possiamo fare bene, più cose insieme, dobbiamo concentrarci sulle nostre competenze e sui nostri talenti individuali e mettere in campo queste peculiari skills in modo competitivo, con grinta e convinzione, in primo piano e alla pari. Per farlo è necessaria la collaborazione attiva dei nostri partner e dobbiamo quindi valorizzare e incentivare il potenziale multitasking maschile che da sempre, a causa di una precisa strategia è  rimasto inespresso…

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