E’ difficile dirti quello che provo”, oppure “Preferisco dimostrarti coi fatti il mio amore” e ancora “Non riesco a dire ti amo, mi sento ridicolo”: quanto volte parlando con un amico o col nostro partner ci siamo sentite dire queste frasi! In effetti dare un nome alle emozioni ed esprimere il proprio stato d’animo è difficile e faticoso, anche se dovrebbe essere un processo spontaneo di comunicazione. L’incapacità di esprimere a parole quello che si prova è spesso associato alla paura o alla mancanza di coraggio, ma può essere anche un fenomeno legato alla personalità che impedisce di condividere il proprio vissuto emotivo. Le emozioni troppo dolorose per essere vissute, così come quelle convenzionalmente riconosciute come “inopportune” per il genere maschile, trovano difficoltà ad essere identificate e a maggior ragione espresse e quindi, spesso, vengono confuse con sensazioni somatiche, cioè legate al corpo, attraverso il quale vengono rielaborate ed espulse. Chi è incapace di riconoscere le emozioni, di esplorarle e di esprimerle trovando le parole giuste, soffre di “analfabetismo emozionale”, reso evidente da uno stile comunicativo-affettivo piatto e incolore, privo di fantasia e di pulsione.

Mettere in atto questa forma di auto-consapevolezza e di condivisione dunque, per molte persone è complicato e lo è specialmente per gli uomini. Gli analfabeti del sentimento sono molto spesso assolutamente normali, intelligenti e spesso di ceto socio-economico elevato, ma tuttavia incapaci di decifrare i propri sentimenti e poco motivati a gestire positivamente le emozioni, sia interiormente con se stessi che all’esterno nelle loro relazioni affettive. Questi uomini infatti, molto attenti ed intenti ad ascoltare sé stessi, sono privi di empatia, cioè di attenzione ed ascolto per gli altri; preoccupati solo di non esternare le loro debolezze e insicurezze, sono convinti che manifestare emozioni e stati d’animo possa compromettere la loro reputazione.

Freud sosteneva che la mente umana è fatta di un decimo di razionalità e di nove decimi di impulsi, emozioni, fantasie e sentimenti. Quando non si riesce a gestire questo mix di emozione e ragione, spesso succede che il senso di frustrazione si trasformi in atteggiamenti di “rigido autocontrollo”, o ancora peggio, in manifestazioni “fuori controllo”. Gli studi sul fenomeno della violenza sulle donne, ci dicono infatti che moltissimi degli uomini maltrattanti soffrono di analfabetismo emozionale e quindi, molto frequentemente, anziché esprimere le emozioni riconosciute e provate, passano dalle sensazioni e percezioni corporeee, all’azione fisica e/o a comportamenti ossessivi.

Come dice Goleman, il linguaggio delle emozioni dovrebbe essere insegnato in tenera età, per rimuovere alla radice molti disequilibri nell’età evolutiva; questo costituirebbe una potente azione preventiva della violenza di genere.

Fonti:  Il corriere delle donne – Daniel Goleman:  “Intelligenza emotiva”- Umberto Galimberti:  “L’ospite inquietante”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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